"L'ultimo dei Crotoniati è il primo dei Greci"
Questa frase descrive l'eccezionale supremazia atletica dell'antica città di Kroton durante i Giochi Olimpici.
La skandalopetra (o skandalopetra) è un'antichissima tecnica di immersione in apnea nata nell'Antica Grecia e utilizzata per secoli dai pescatori di spugne dell'Egeo. Il nome unisce le parole greche skandali (grilletto/freno) e petra (pietra), definendo lo strumento cardine di questa pratica: una zavorra di pietra.
La dinamica dell'immersione prevedeva due ruoli fondamentali:
L'apneista: Afferrava la pietra usandola come zavorra per scendere rapidamente, ma anche come timone per orientarsi e come freno idrodinamico. Una volta sul fondo, raccoglieva le spugne e lasciava la pietra, segnalando la risalita strattonando la corda.
Il compagno in barca : Scrutava il fondo dall'alto e, ricevuto il segnale, issava a braccia l'apneista verso la superficie il più velocemente possibile
Oggi si tengono gare regolamentate in cui gli atleti moderni rievocano questa millenaria tradizione, considerata una delle forme d'immersione più pure e storicamente sicure
Gheorghios Haggi Statti (noto anche come Hatzis Stathis) rappresenta la prima vera pagina documentata nella storia della subacquea e dell'apnea mondiale. Le sue gesta, sospese tra realtà e leggenda, cambiarono per sempre la comprensione medica e scientifica dei limiti del corpo umano sott'acqua. intorno al 1878, Haggi Statti era un pescatore di spugne (spongariota) di 35 anni al momento dell'impresa. Nel luglio del 1913 i medici della Marina Militare italiana lo esaminarono a bordo della corazzata Regina Margherita, rimasero sbalorditi dalle sue precarie condizioni fisiche, che contrastavano totalmente con le sue abilità.
Tra il 14 e il 17 luglio 1913, Haggi Statti compì 21 immersioni , scese completamente nudo e senza maschera in acque fredde e buie ; Nei primi tentativi scese ripetutamente tra i 60 e i 77 metri per perlustrare il fondale. Individuò l'ancora della nave da battaglia italiana Regina Margherita alla profondità record di 83-84 metri.
La corsa al record e il muro dei 100 metri
Due filosofie a confronto
La sfida non era solo una questione di metri, ma uno scontro tra due visioni opposte del mare.
Enzo Maiorca (L'atleta): Siracusano, passionale e sanguigno. Vedeva l'immersione come una sfida atletica di pura forza di volontà, muscoli e controllo della respirazione classica. Fu il primo a superare il "muro" dei 50 metri, ritenuto allora mortale dalla scienza.
Jacques Mayol (Il filosofo): Francese, riflessivo e spirituale. Introdusse per primo lo yoga, il rilassamento mentale e la respirazione Pranayama nell'apnea. Per lui l'immersione non era una lotta contro il mare, ma un atto di fusione con l'acqua.
Profondo Blu: nel 1986 Enzo e Rossana Maiorca
scrissero la storia dell’apnea a Crotone
Nel cuore dell’estate del 1986, le acque di Crotone divennero il centro mondiale dell’apnea. Qui, tra il mare di Capo Colonna e il fascino immortale della Magna Grecia, Enzo Maiorca e sua figlia Rossana Maiorca portarono avanti la celebre “Operazione Pitagora”, un’impresa sportiva e simbolica che ancora oggi rappresenta una delle pagine più emozionanti della storia del mare crotonese
L’evento venne chiamato “Operazione Pitagora” non a caso. Il 1986 coincideva con il 2500° anniversario della nascita di Pitagora, il grande filosofo e matematico che aveva fondato proprio a Crotone la sua scuola. Rossana Maiorca spiegò il significato di quella scelta ricordando il legame profondo tra il mare crotonese, la cultura magnogreca e l’impresa sportiva.
Le immersioni si svolsero nelle acque davanti a Capo Colonna, con il supporto della Lega Navale di Crotone e di un importante staff tecnico e medico. Enzo Maiorca raggiunse la quota di -91 metri in assetto variabile, mentre Rossana scese fino a -68 metri, risultati straordinari per quell’epoca e ottenuti in condizioni di mare spesso difficili. Le cronache raccontano giorni di vento, attese, preparazione mentale e allenamenti estremi prima del tuffo decisivo.
Per diversi giorni Crotone visse un’atmosfera irripetibile: giornalisti, tecnici, medici, sommozzatori e appassionati arrivarono in città per seguire l’impresa del “Signore degli Abissi”. Le immagini di Enzo e Rossana Maiorca nel mare crotonese fecero il giro d’Italia, unendo sport, cultura e identità mediterranea.
Quella del 1986 non fu soltanto una sfida sportiva. Fu un omaggio alla Magna Grecia, alla storia di Kroton e al rapporto ancestrale tra uomo e mare. Ancora oggi “Operazione Pitagora” viene ricordata come uno degli eventi più importanti mai ospitati dal territorio crotonese.
Nel 2026 ricorreranno quarant’anni da quell’impresa storica. Per la comunità del mare, per gli appassionati di apnea e per realtà come ASD Kroton Apnea, questa ricorrenza rappresenta molto più di un anniversario: è il simbolo di una tradizione che continua.
Il nome di Enzo Maiorca resta legato ai record mondiali e alla diffusione della cultura del mare in tutto il mondo. Considerato uno dei più grandi apneisti di sempre, fu protagonista di epiche sfide sportive e contribuì a rendere l’apnea una disciplina conosciuta a livello internazionale.
Oggi, a quarant’anni da quelle immersioni, il mare di Crotone continua a custodire il ricordo di quell’estate straordinaria. Le immagini di Enzo e Rossana Maiorca davanti al blu infinito dello Ionio rimangono un patrimonio della memoria collettiva crotonese.
Un’eredità fatta di coraggio, disciplina, amore per il mare e spirito magnogreco.
Perché il mare di Kroton non è solo acqua: è storia, leggenda e profondità dell’anima.